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Qualche giorno fa ascoltavo una conversazione

  • Immagine del redattore: Rebecca Diamante
    Rebecca Diamante
  • 12 set 2024
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 14 mar



Women at a party singing into a microphone, smiling brightly. One wears a purple sequined top, the other a turquoise dress. Vibrant and joyful mood.

Qualche giorno fa ascoltavo una conversazione: era un video su YouTube, in cui erano presenti tre ragazzi (due di loro sui 23 anni e il terzo circa 35). Parlavano di ragazze, ergo di sesso. Ognuno di loro doveva raccontare una storia e, alla fine, bisognava indovinare se ciò che esponevano fosse vero o falso.

Comincia il primo, di 23 anni, e raccontava: "Al mio amico dissi: stasera prendiamoci due ragazze in discoteca e divertiamoci".

Nel dire ciò, uno dei tre ha esclamato: "Ma che modi di parlare, 'prendiamoci due ragazze'! Mica sei al supermercato!".

A tale appunto, il ragazzo si è corretto e ha detto: "Sì, volevo dire: incontriamo delle ragazze e, se ci stanno, le invitiamo poi a casa, se loro gradiscono".

Continua a raccontare: "Il mio amico aveva quella più carina, a me invece è stata assegnata quella che, per i miei canoni estetici, non rientrava nei miei gusti".

Di nuovo interviene l'altro ragazzo: "Ma come parli! 'Mi è stata assegnata'? Prima hai detto 'ci prendiamo', adesso 'mi è stata assegnata'! Ma guarda che le donne non sono oggetti, o una bottiglia del supermercato che la usi a piacimento e poi butti!".

Si è scusato nuovamente, si è corretto per placare l'animo dell'amico inorridito e ha continuato a raccontare.

Ora, il mio pensiero: da come si esprimeva, il messaggio che traspare è che vede le persone — nel caso specifico la donna (se vede tutti in tal modo non posso saperlo, ovviamente) — come un oggetto, nel vero senso della parola: c'è la macchina, la casa, il frigorifero, le scarpe, le persone, le chiavi… tutto nel medesimo calderone.

Nella sua "crudezza", nel suo distacco emotivo verso l'altro individuo, non fa altro che esprimere la realtà della natura, nel caso specifico di ciò che pensa veramente — come tantissime altre persone, anche se non lo ammettono.

In virtù di ciò, essendo degli organismi viventi con funzione pratica di oggetto/utensile utile per qualcun altro, allora è giusto che, per usufruirne, divertirsi e svagarsi, bisogna pagare.

Vuoi andare in piscina? Paga.Vuoi fare un giro in elicottero? Paga.Vuoi la suite vista Dolomiti? Paga.Vuoi scoparti un corpo? Paga.Ti serve il cacciavite? Vai, compralo.Vuoi la compagnia di qualcuno per pranzare? Paga.Vuoi una casa? Paga.Ti serve la stampante? Comprala, paga.

Non credo ai sentimenti. Secondo me sono illusioni con le quali si vuole credere di "umanizzare" l'altro, slanciarsi gratuitamente verso l'altro. In realtà, non si fa altro che soddisfare le proprie pulsioni, e quindi bisogni.

Tutto è incentrato su se stessi, poiché è dall'ottenimento dei vantaggi che si favorisce la propria sopravvivenza.

Mio pensiero: non si nasce empatici, la natura non lo prevede. È una capacità che deve essere insegnata — probabilmente per regolare i rapporti all'interno di un contesto sociale, di condivisione dello spazio con altri individui all'interno della comunità. È come leggere, scrivere, parlare, suonare uno strumento… non sono capacità naturali e spontanee. Pensate semplicemente a quanto sia artificioso imparare una lingua straniera — pensiero annesso poiché devi anche ragionare con quell'idioma.

Riguardo l'empatia, in base alla propria indole e/o intelligenza, si può utilizzare o meno, decidere di accantonarla e/o farne uso in modo selettivo, parsimonioso. Elargita indistintamente, può risultare molto deleteria per la propria sopravvivenza.

Ognuno può pensare di te ciò che vuole, ma alla fine sta a te se acconsentire all'associazione di quel pensiero a identificazione della tua persona.

Comunque sia, vedo nel baratto, ovvero nello scambio, l'elemento più naturale che esista.

Tag: sessualità, empatia, relazioni, scambio, consapevolezza, bisogni

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